IsoleBianche

Leggende della Valle Nascosta – VII Capitolo

Scogli di ghiaccio galleggiano sulla fiumana del Kangshung. Precipitano dalle pareti scoscese dell’Himalaya tra rombi di valanghe. C’è un pianoro di ranuncoli gialli che non penseresti mai di trovare nello scompiglio di massi morenici e ghiaccio. È un ottimo posto per accamparsi e i mandriani di Kharta si spingono fin quassù con gli armenti, d’estate. L’erba è migliore e grassa, carica della linfa che freddo e gelo hanno conservato nel lungo inverno.

Mallory e Bullock si accampano qui, piantano le loro tende mentre la guida s’attarda a salutare gli amici mandriani incuriositi dai forestieri. Osservano la loro attrezzatura così strana, gli oggetti che quegli uomini curiosi si portano appresso, per andare dove?

Tra folate di nubi che viaggiano veloci, nel turbinio giocoso delle correnti ascensionali, i due alpinisti contemplano l’enigma del loro destino. La montagna è lì davanti, immensa, grandiosa, impossibile. Nessuna visione del Colle Nord, nessuna via fattibile di ascensione. La parete Est precipita davanti al loro sguardo attonito in un ghiacciaio sospeso, pensile, un’immensa spada di Damocle che difende la Dea da ogni velleitario tentativo.

Scrutiamo allora attentamente col binocolo la parete, gli occhi fissi su ogni recesso, anfratto, colatoio. Poi ci guardiamo sconsolati. Quasi ovunque le pareti rocciose sottostanti sono esposte alla caduta di seracchi e se anche fosse possibile trovare una via di salita, sarebbe troppo rischiosa, troppo lunga, senza condurre ad una zona utilizzabile per sostare. Altri, a farla breve, meno prudenti, potrebbero tentare questa via, che, decisamente non è per noi.

Questa valle è una trappola, bellissima fin che si vuole, ma, come sospettavamo fin dall’inizio, non ha portato dove speravamo. Occorre andare oltre, abbandonare i gentili campi fioriti e salire sulla destra per superare i crinali che chiudono la visuale. Il 7 agosto 1921 saliamo quindi al Karpo La, il passo che divide la valle di Karma da quella di Kharta e abbandoniamo definitivamente il beyul.

La nostra storia continuerà ancora per altre vie e per altri tentativi. Dovremo lottare ancora a lungo finché la montagna non si prenderà la rivincita sull’ardimento di noi uomini che avevamo un sogno, ma non prestavano fede negli spiriti del luogo.

Noi non siamo forse puri di cuore e ci siamo inoltrati nel beyul senza propiziarci gli spiriti buoni. Non abbiamo praticato alcun rituale prescritto nel Kalachakra ed è forse per questo che la nostra mente non vede oltre la barriera di nebbia e coltri nuvolose che ci avvolge. Per me le pietre sono pietre e ciò che odo sono gli echi sordi delle valanghe che precipitano dal Chomo Lonzo con regolare cadenza. Ed il freddo pungente ed il caldo afoso sono le prove che limitano la mia capacità di resistere a questa quota, nei limiti angusti della mia resistenza fisica. E per quanto mi sforzi di fissare le stelle nelle notti di prodigio in cui tutto l’Himalaya splende di un bagliore proprio e divino, non riconosco nel cielo che le poche costellazioni a me note.

Vorrei tanto potere credere ed essere certo che qui, accanto a me, si affollino schiere di spiriti buoni che qui vivono oltre il piano del tangibile, per l’eternità. Perché il beyul vero si trova oltre ciò che è semplicemente apparenza. E se vagassi tra le pietre della morena del Kangshung potrei imbattermi magari nello spirito di Mallory e del suo ultimo compagno di cordata, Irvine. E chiedere loro come andò, se trovarono, finalmente, le vie di accesso segrete, inseguendo il loro sogno.

Vorrei tanto credere che la montagna, infine, sorrise al loro ardire e alla loro tenacia temeraria. E che, oltre i limiti della propria resistenza e del proprio valore, quegli uomini divennero spiriti essi stessi, lasciando il loro corpo addormentato sulla montagna, guardiani cristallizzati del regno inaccessibile. E a me piace pensare che così accadde e che tutti coloro che osarono furono premiati della rivelazione, perché il beyul, quello vero, e invisibile, continuasse sempre ad essere la Valle Nascosta. 


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